{"id":3189,"date":"2022-03-31T10:12:18","date_gmt":"2022-03-31T08:12:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.triviho.com\/?p=3189"},"modified":"2022-03-31T10:25:06","modified_gmt":"2022-03-31T08:25:06","slug":"quando-la-macchina-fotografica-diventa-una-finestra-da-cui-vedere-il-mondo-al-we-gil-di-roma-la-mostra-dedicata-ad-alberto-di-lenardo-un-fotografo-ritrovato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.triviho.com\/it\/blog\/quando-la-macchina-fotografica-diventa-una-finestra-da-cui-vedere-il-mondo-al-we-gil-di-roma-la-mostra-dedicata-ad-alberto-di-lenardo-un-fotografo-ritrovato\/","title":{"rendered":"Quando la macchina fotografica diventa una finestra da cui vedere il mondo. Al We Gil di Roma, la mostra dedicata ad Alberto di Lenardo, un fotografo ritrovato."},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full\" src=\"https:\/\/www.triviho.com\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Alberto-di-Lenardo.-2-Maggio-1965.-Gita-a-Capri..jpg\" alt=\"Alberto di Lenardo, 2 Maggio 1965. Gita a Capri\" \/><br \/>\n<em>Alberto di Lenardo, 2 Maggio 1965. Gita a Capri<\/em><\/p>\n<h2 class=\"descrizione\">154 Fotografie per raccontare uno spaccato di vita che \u00e8 anche uno scorcio del passato italiano, filtrato dall\u2019occhio di un artista sconosciuto fino alla sua morte. Una retrospettiva che stringe l\u2019obbiettivo sul patrimonio artistico-culturale nascosto del nostro paese. Al Wegil di Roma, fino all\u20198 maggio 2022.<\/h2>\n<p><strong>Fotografare<\/strong> \u00e8 come raccontare con la luce. \u00c8 un atto di <strong>introspezione<\/strong>, un gesto intimo. Dentro gli scatti c\u2019\u00e8 il nostro personale modo di approcciare alla vita, ci sono le nostre realt\u00e0, ci siamo noi. Ma non solo, perch\u00e9 la fotografia \u00e8 anche un pretesto per<strong> viaggiare, documentare e custodire<\/strong> nel tempo piccole parti di mondo.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio questo che colpisce osservando le fotografie esposte al <strong>We Gil<\/strong> di Roma, hub culturale della Regione Lazio nel quartiere Trastevere, che ospita la rassegna <em><strong>Alberto di Lenardo. Lo sguardo inedito di un grande fotografo italiano<\/strong><\/em>, dedicata ad un artista friulano del secondo Novecento. Un prolifico <strong>autodidatta<\/strong> il cui talento \u00e8 rimasto immeritatamente celato fino alla sua morte, avvenuta nel 2018 all\u2019et\u00e0 di 88 anni a causa di una grave malattia.<\/p>\n<p><strong>L\u2019esposizione inedita<\/strong>, inaugurata agli inizi dello scorso febbraio e visitabile fino all\u20198 maggio 2022, svela al pubblico la cifra stilistica di un uomo che ha dedicato tutta la sua vita all\u2019arte della fotografia. Un artista dalla <strong>carriera amatoriale<\/strong> lunga (durata quasi 60 anni!) e di assoluto <strong>valore<\/strong>, che fa di lui una sorta di alter ego maschile di <strong>Vivian Maier<\/strong> \u2013 la tata- fotografa che divenne famosa a posteriori.<\/p>\n<p>Alberto di Lenardo, classe 1930, \u00e8 stato un imprenditore prima nel settore import-export, poi in quello vitivinicolo (l\u2019azienda \u00e8 tutt\u2019ora produttiva). All\u2019et\u00e0 di 18 anni scatta la sua prima fotografia, ereditando dal padre questa <strong>grande passione<\/strong>, la stessa che trasmetter\u00e0 parecchi anni pi\u00f9 tardi a <strong>Carlotta<\/strong>, sua nipote e curatrice della mostra. Da quel momento rimarr\u00e0 legato alla sua fedele e inseparabile macchina fotografica, una <strong>Pentax<\/strong> che sarebbe diventata un\u2019estensione di s\u00e9, per usarla in ogni suo <strong>viaggio<\/strong> e momento libero, senza l\u2019ausilio del cavalletto \u2013 colpevole quanto le pose di annullare la spontaneit\u00e0 e la bellezza dell\u2019immagine \u2013 e alla costante ricerca dell\u2019attimo perfetto, della giusta angolazione, di uno scatto rubato e mai banale.<\/p>\n<p>Tra i <strong>soggetti<\/strong> delle sue fotografie: volti di passanti mixati a profili di persone care, luoghi della quotidianit\u00e0 accanto a istanti di viaggi. Immagini parlanti, puri riflessi di momenti, che ci permettono di conoscere una nuova figura, romanticamente malinconica, della fotografia italiana. Il <em>fil rouge<\/em> \u00e8 la <strong>naturalezza<\/strong> di pose, colori e inquadrature, cos\u00ec come \u00e8 propria di tutti gli scatti la capacit\u00e0 di trasportare lo spettatore in un passato intriso di <strong>emozioni<\/strong> autenticamente vissute. Un <strong>mondo<\/strong> per cos\u00ec dire <strong>onirico<\/strong>, fatto di avventura e intimit\u00e0, fissato in un <strong>ricordo<\/strong> grazie alla pellicola.<\/p>\n<p>A 16 anni Carlotta scopre <strong>l\u2019archivio<\/strong> del nonno, <strong>sconfinato<\/strong> e custodito in soffitta, rifugio per i suoi ritiri fotografici e ferroviari (insieme alla fotografia e ai viaggi, anche i treni erano una sua grande passione). Si tratta di un patrimonio di circa <strong>12 mila fotografie<\/strong>, scattate tra il <strong>1948<\/strong> e i primi anni del <strong>2000<\/strong>, accompagnate da precise <strong>didascalie<\/strong> di mano dell\u2019autore. Immagini che riflettono una <strong>serenit\u00e0<\/strong> interiore, e al contempo comunicano <strong>sentimenti<\/strong> e percezioni di una generazione che faticava ad esternare a parole. Racconta Carlotta di Lenardo: \u00abQuando mostrava le foto di famiglia agli amici, descrivendo minuziosamente ci\u00f2 che lui vedeva in quella scena, persino il vento che muoveva una ciocca di capelli, ecco \u2013 mi ha detto mia nonna \u2013 solo in quei momenti lei si accorgeva di ci\u00f2 che il marito provava per lei e per i figli\u00bb.<\/p>\n<p>Espressioni di un <strong>linguaggio fotografico<\/strong> semplice, che non significa superficialit\u00e0, ma desiderio di puntare all\u2019<strong>essenza<\/strong> dell\u2019immagine. Predilezione che nella tecnica si traduce in morbidezza e basso contrasto, e che lo ha aiutato a schivare il pericolo della ripetitivit\u00e0 e della standardizzazione, della bella foto patinata, ma identica a centinaia di altre che riducono spesso la fotografia a un <em>souvenir<\/em>.<\/p>\n<p>Una <strong>realt\u00e0<\/strong>, quella di Alberto di Lenardo, vista attraverso i finestrini delle auto, le lenti di un paio di occhiali, gli obl\u00f2 degli aerei che sorvolano il Brasile, l\u2019America, l\u2019Egitto, le finestre di un hotel. \u00abCi\u00f2 che risalta \u00e8 l\u2019attenzione maniacale al dettaglio, i giochi di luce e le <strong>cornici<\/strong> naturali che il nonno creava con quello che il palcoscenico offriva, fossero spiagge o montagne\u00bb. Qualunque rettangolo o quadrato utile, insomma, a incorniciare <strong>dettagli di vita<\/strong>.<\/p>\n<p>Nel 2006 Di Lenardo inizia a catalogare e a scansionare con meticolosit\u00e0 tutte le diapositive, per poi ingenuamente gettarle via. Con l\u2019avvento di Instagram, Carlotta decide di aprire il profilo <strong><em>grandpa_journey<\/em><\/strong>, quando lui era ancora in vita, per spostare l\u2019attenzione da un archivio famigliare a uno di rilevanza storica. A luglio 2020, dopo il vaglio impegnativo dell\u2019archivio, viene pubblicato il volume <strong><em>An Attic Full of Trains<\/em><\/strong> per l\u2019editrice londinese Mack (dove lavora Carlotta) e di cui oggi viene esposta per la prima volta a Roma un\u2019accurata selezione di <strong>154 immagini<\/strong>. Un modo diverso per rendere omaggio al lavoro del nonno. L\u2019occasione unica di consegnare un nome nuovo alla storia della fotografia.<\/p>\n<p>Il percorso espositivo \u00e8 suddiviso in <strong>tre sezioni<\/strong>, tra epoche e sguardi a confronto. Si parte da una narrazione privata che mette in luce il legame tra l\u2019estetica dell\u2019uomo e quella della nipote, per poi proseguire con una selezione di scatti autobiografici che comprende alcune immagini d\u2019esordio <strong>in bianco e nero<\/strong>, un autoritratto e tre <strong>ritratti<\/strong> scattati da Carlotta nel 2013, durante un pranzo di famiglia. \u00abRappresentano la sua personalit\u00e0. A primo impatto era un uomo molto austero. Sempre vestito in modo formale, in giacca e camicia, ma in realt\u00e0 era una <strong>persona<\/strong> molto <strong>ironica<\/strong>\u00bb. Per concludere, l\u2019ultima sezione si compone di 9 pareti tematiche che ripropongono alcuni dei soggetti fortemente amati dal fotografo: ritratti di persone immerse nella loro quotidianit\u00e0, strade vuote, treni in movimento, bar, vedute da ponti, macchine ed aerei, e luna park (nonostante non fosse mai salito su una giostra) perch\u00e9 \u2013 diceva \u2013 \u00abnulla \u00e8 pi\u00f9 esaltante di un volto felice\u00bb.<\/p>\n<p>Su alcune diapositive si legge la parola \u201c<strong>fine<\/strong>\u201d, un tratto di pennarello con cui Alberto era solito indicare le foto conclusive di un viaggio. Scorre davanti agli occhi la fine su tramonti, albe, barche a vela, cartine geografiche: la fine ripetuta, che diventa <strong>ricordo<\/strong> per lasciare spazio a <strong>nuovi inizi<\/strong>.<\/p>\n<p>La mostra \u00e8 promossa dalla Regione Lazio ed \u00e8 realizzata da LAZIOcrea in collaborazione con Creation s.r.l. Sono previsti anche una serie di incontri con esperti e addetti ai lavori e un <strong>fotocontest<\/strong> <em>Alberto di Lenardo \u2013 Memoria di Viaggio<\/em>, dedicato a tutti gli appassionati di fotografia.<\/p>\n<h3>Prenota la tua camera da <em>TriviHo \u2013 Luxury Hotel Rome<\/em> e tuffati nei ricordi di una familiarit\u00e0 che ci appartiene<\/h3>\n<p><em>Scegli TriviHo \u2013 Luxury Hotel Rome, e fatti cullare dai ricordi in mostra al WeGil di Roma<\/em><\/p>\n<p>Se hai intenzione di fare un salto a Roma per visitare la mostra fotografica dedicata ad Alberto di Lenardo, ma non sai dove prenotare la tua camera d\u2019albergo, non possiamo far altro che suggerirti <strong><em>TriviHo<\/em><\/strong>, il <strong>boutique hotel<\/strong> con ogni comodit\u00e0 e servizio, adatto a chi ricerca solo il meglio.<\/p>\n<p>Il nostro luxury hotel si trova in una delle zone pi\u00f9 centrali e storiche della Citt\u00e0 Eterna, il <strong>rione Trevi<\/strong>. Da questa invidiabile posizione sono facilmente raggiungibili a piedi, in auto o con i mezzi pubblici, tutte le principali attrazioni storico-culturali della Capitale.<\/p>\n<p>Oltre che per il suo stile ricercato e il <strong>design<\/strong> moderno, la nostra struttura si distingue per la straordinaria <strong>accoglienza<\/strong>, e offre agli ospiti tutte le comodit\u00e0 di cui necessitano per sentirsi coccolati come a casa, e anche di pi\u00f9.<\/p>\n<h3>Come raggiungere lo spazio We Gil a Roma<\/h3>\n<p><em>Le nostre indicazioni per arrivare al We Gil di Roma<\/em><\/p>\n<p>La mostra fotografica <em><strong>Alberto di Lenardo. Lo sguardo inedito di un grande fotografo italiano<\/strong><\/em> \u00e8 visitabile tutti i giorni, dalle ore 10.00 alle ore 19.00, allo spazio We Gil, in Largo Ascianghi, 5 \u2013 Trastevere, 00153, Roma, <strong>fino all\u20198 maggio 2022<\/strong>.<\/p>\n<p>Il luogo della mostra dista circa <strong>4km<\/strong> da hotel TriviHo, in via Barberini 50, ed \u00e8 raggiungibile in meno di <strong>30 minuti<\/strong> con i seguenti mezzi di trasporto pubblico:<\/p>\n<p>\u2022 <em>Autobus<\/em><br \/>\n&#8211; 83 \u2013 Direzione Partigiani (Fs), da fermata Barberini a fermata Emporio, poi a piedi per circa 7 minuti (500m).<br \/>\n&#8211; H \u2013 Direzione Dei Capasso, da fermata Nazionale\/Torino a fermata Trastevere\/Min. Pubblica Istruzione, poi a piedi per circa 2 minuti (200m).<br \/>\n&#8211; 170 \u2013 Direzione Agricoltura, da fermata Nazionale\/Torino a fermata Emporio, poi a piedi per circa 7 minuti (500m).<\/p>\n<p>Per ulteriori <strong>informazioni<\/strong>:<br \/>\nTelefono: +39 3346841506<br \/>\nE-mail: info@wegil.it<br \/>\nWebsite:<a href=\"https:\/\/wegil.it\/attivita\/alberto-di-lenardo-lo-sguardo-inedito-di-un-grande-fotografo-italiano\/\"> Wegil &#8211; Alberto di Leonardo lo sguardo inedito di un grande italiano<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alberto di Lenardo, 2 Maggio 1965. Gita a Capri 154 Fotografie per raccontare uno spaccato di vita che \u00e8 anche uno scorcio del passato italiano, filtrato dall\u2019occhio di un artista sconosciuto fino alla sua morte. Una retrospettiva che stringe l\u2019obbiettivo sul patrimonio artistico-culturale nascosto del nostro paese. 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