La pittura dell’anima: il grido interiore di Munch risuona a Palazzo Bonaparte

Foto: Edvard Munch, Ragazze sul ponte, 1927
L’iter creativo dell’artista norvegese in una mostra eccezionale a Roma, fra stile ed emozione
A oltre 20 anni dall’ultima mostra capitolina dedicata a Edvard Munch (Løten, 12 dicembre 1863 – Oslo, 23 gennaio 1944) e dopo il successo registrato a Palazzo Reale di Milano, approda a Palazzo Bonaparte Munch. Il grido interiore, la più grande retrospettiva mai realizzata prima, in programma dall’11 febbraio al 2 giugno 2025.
La mostra, inaugurata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e da S.M. la Regina Sonja del Regno di Norvegia, è curata da Patricia G. Berman in collaborazione con Costantino D’Orazio. L’esposizione racconta l’universo artistico di Munch attraverso 100 opere prestate dal Museo MUNCH di Oslo, con il patrocinio della Reale Ambasciata di Norvegia a Roma.
«Con la mia arte ho cercato di spiegare a me stesso la vita e il suo significato, ma anche di aiutare gli altri a comprendere la propria vita», scriveva Munch, sintetizzando il suo approccio all’arte come veicolo delle emozioni più profonde. Precursore dell’Espressionismo e tra i più influenti esponenti del Simbolismo del XIX secolo, Munch scandalizzò il mondo con la sua “pittura dell’anima”, diventando un raffinatissimo interprete dei più profondi tormenti della psiche umana; una sorta di omologo artistico di Edgar Allan Poe, i cui racconti del terrore affascinarono tanto il Munch bambino.
Fin dalla più tenera età, Munch si confrontò con il tema della malattia e della morte: perse prima la madre e poi la sorella per la tubercolosi, infine il padre, affetto da depressione, evento che aggravò ulteriormente il suo stato d’animo. Hans Jæger, filosofo e scrittore anarchico, nonché leader del movimento bohémien, lo influenzò profondamente, spingendolo a un’introspezione ancora più marcata. Da quest’esperienza nacquero i “quaderni dell’anima”, un rifugio intimo dove appuntare pensieri e riflessioni che avrebbero permeato la sua vita artistica.
Frutto di un intenso processo creativo, caratterizzato da accordi cromatici simbolici, prospettive discordanti e memorie di emozioni rielaborate dalla coscienza, le opere di Munch abbracciano tematiche universali, esplorate attraverso le più svariate tecniche espressive, dalla pittura alla stampa, fino alla litografia.
«Un’opera d’arte è completa solo quando l’artista […] riesce veramente a mostrare i suoi sentimenti, le sue ossessioni, e a questo subordina tutto il resto», scriveva il suo amico e maestro Christian Krohg. Munch, infatti, privilegiava l’immaginazione alla semplice raffigurazione, rifiutando il mero e patetico inseguimento della realtà. Il suo stile espressivo, lontano dai canoni accademici dell’epoca, con pennellate nervose, colori accesi e soggetti carichi di ansia esistenziale, venne spesso giudicato inquietante e disturbante dai suoi contemporanei. Tuttavia, con il tempo, la sua visione innovativa si impose, consacrandolo come una figura chiave nella storia dell’arte moderna.
A Palazzo Bonaparte, la mostra si snoda su due piani e sette sezioni, offrendo ai visitatori l’opportunità di ammirare una selezione straordinaria di capolavori. Tra le opere in esposizione spiccano: La morte di Marat (1907), che segna un momento cruciale nella produzione di Munch, Notte stellata (1922–1924) e Ragazze sul ponte (1927), che evidenziano il suo magistrale uso del colore, Malinconia (1900–1901), una delle tele più rappresentative del sintetismo norvegese, e La morte nella stanza della malata (1893), dalla forte carica psicologica, che raffigura gli istanti successivi alla morte della sorella Sophie (1862-1877).
Tra le opere esposte non poteva mancare L’urlo (1895), il grido della natura, la violenza della disperazione esistenziale, qui presente in una versione litografica. Emblema dell’angoscia dell’uomo moderno e metafora della malattia mentale e della morte, l’opera è diventata iconica non solo per il suo stile pittorico crudo ed espressivo, ma anche per i numerosi furti subiti, l’uso in ambito pubblicitario, filatelico e numismatico, oltre che per le reinterpretazioni cinematografiche e artistiche, tra cui quelle di Andy Warhol.
«L’arte nasce dal desiderio dell’individuo di rivelarsi all’altro […]. Ogni forma d’arte, di letteratura, di musica deve nascere dal sangue del nostro cuore. L’arte è il sangue del nostro cuore.». Con queste parole, Munch esprimeva il suo tributo appassionato all’arte intesa come espressione autentica dell’anima. Il suo linguaggio pittorico, carico di simbolismi “privati”, è al centro di un’esposizione che, dai primi lavori alle ultime creazioni, esplora il peso della perdita, gli effetti dell’inquietudine e della tristezza, gli interrogativi esistenziali, l’enigma dell’amore e della morte, in un mondo costantemente osservato attraverso la lente delle emozioni.
Ad arricchire la rassegna, un cospicuo palinsesto di eventi coinvolgerà diverse realtà culturali della città e approfondirà la figura di Edvard Munch, espandendo i temi delle sue opere. Un’altra occasione per partecipare, silenziosamente, al suo grido interiore.
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Data l’eccezionalità dei prestiti, la mostra Munch. Il grido interiore a Palazzo Bonaparte è un’opportunità unica per immergersi nell’universo di uno dei più grandi maestri dell’Espressionismo. E quale modo migliore per completare l’esperienza se non soggiornando a pochi passi dalla mostra?
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Munch a Roma: un viaggio nell’anima dell’Espressionismo
Orari, biglietti e informazioni per visitare la mostra a Palazzo Bonaparte
La mostra Munch. Il grido interiore si svolge dall’11 febbraio al 2 giugno 2025 nel Nuovo Spazio Generali Valore Cultura di Palazzo Bonaparte, che si trova a Piazza Venezia 5, in Roma.
Orari:
• Dal lunedì al giovedì, 9.00 – 19.30.
• Venerdì, sabato e domenica, 9.00 – 21.00.
Biglietti:
• Open € 22,00
• Intero € 18,00
• Ridotto € 17,00
Si ricorda che la biglietteria chiude un’ora prima. Per ulteriori informazioni e prenotazioni, vi suggeriamo di visitare il sito mostrepalazzobonaparte.it o di inviare un’e-mail all’indirizzo info@arthemisia.it
Palazzo Bonaparte dista poco meno di 2 km da TriviHo – Luxury Hotel Rome ed è facilmente raggiungibile a piedi, in circa 20 minuti, o in taxi in metà tempo.
La sede dell’evento è raggiungibile anche in soli 15 minuti con i seguenti mezzi di trasporto pubblico:
• Autobus, Linea 80 (direzione: P.za Venezia), da fermata Barberini (Ma) a Plebiscito, poi a piedi per circa 1 minuto (120m).
• Autobus, Linea 60 (direzione: P.za Venezia), da fermata Nazionale/Torino a Quattro Novembre/S. Apostoli, poi a piedi per circa 1 minuto (140m).
• Autobus, Linea 70 (direzione: Clodio), da fermata Nazionale/Torino a Plebiscito, poi a piedi per circa 1 minuto (120m).
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